View Sidebar
Tredici: la nuova serie di Netflix che spopola fra i teenagers

Tredici: la nuova serie di Netflix che spopola fra i teenagers

19 giugno 2017 15:00

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — 29 maggio 2017)

La recente serie televisiva di Netflix, 13 Reasons Why, sta avendo molto successo fra gli adolescenti. Trovo non sia dal punto di vista della realizzazione filmica un gran che, a volte forse arriva anche ad essere un po’ noiosa.
Ha il grande pregio però di trattare un tema così difficile e angosciante come quello del suicidio di un’adolescente, ma non solo. Affronta anche quelli del cyberbullismo, della violenza sessuale, di relazioni difficili fra coetanei. Insomma un buon punto di partenza, a mio avviso, per discutere, adulti e ragazzi, immedesimandoci nelle situazioni e nei personaggi. Chiedendoci cosa avremmo, pensato, sentito e fatto al posto loro.

Hannah Baker è un’adolescente di 17 anni, come tante altre; intelligente, carina, alle prese come tutti i coetanei, con i turbamenti e le domande di un’età anche affascinante, ma non sempre facile.
Arriva al suo primo appuntamento amoroso, piena di emozione e di attese. Lì, nel piccolo parco giochi, il ragazzo le scatta con il cellulare una foto, mentre scende dallo scivolo. In quello scatto, non sarà però solo la sua gioia a rimanere impressa, ma anche il suo slip.
Poco dopo la foto è in rete.
La vergogna, ogni giorno più grande, la vede chiudersi e divenire protagonista di vicende sempre più drammatiche, fino alla decisione finale di togliersi la vita.
Di lei rimarrà un regalo particolare, post mortem: una cassetta audio registrata, dedicata a ogni persona che sente coinvolta e colpevole nella sua decisione finale.

Fin qui, la trama e tantissime cose da cui partire per discutere.
Inizierei a farlo da una: dall’assenza, a mio avviso fondamentale, di una cassetta, insieme alle tredici, che potrei dire auto-dedicata.
Ovvero una cassetta che, insieme alle responsabilità degli altri, alcune davvero gravissime, presenti anche qualche spunto critico e qualche domanda della protagonista su di sé e su come affronta sin dall’inizio quanto di difficile le accade.
Provo qui solo a dare un possibile e iniziale contributo.

Hanna ci viene presentata come una normale adolescente. Una ragazza diciassettenne con le domande e le incertezze della sua età. Nulla di lei ce la descrive come patologicamente depressa o in altro modo psicologicamente malata o con una storia alle spalle particolare.
Ci appare però, sin dall’inizio, come eternamente incerta su tutto. Piuttosto imballata in una sorta di attesa indefinita, mai decisa fino in fondo a trovare strade, certo difficili e mai per nessuno immediate, ma possibili, per farsi sentire con convinzione ed efficacia. Sin dalla messa in rete della sua foto.
Questo colpisce davvero molto in Hannah: la sua incapacità, così estesa, di chiedere aiuto.
Eppure, anche in un ambiente scolastico difficile e con compagni pessimi, è osservabile più di uno spiraglio: pensiamo ad esempio a Clay, il ragazzo di cui si innamora davvero; alla ragazza punk, a Tony, il saggio. Fra gli adulti sicuramente ai suoi genitori; non perfetti come tutti, ma affettuosi, amorevoli e disponibili.
Non sceglie mai nessuno fino in fondo.
Allora proprio su questa incapacità così allargata e più in generale sul suo comportamento, sarebbe interessante riflettere, a partire da due domande.

La prima: Hannah rischia di essere un po’ troppo auto-centrata?

Con il suo regalo delle cassette post mortem, Hannah punisce tutti a dovere.
Senza dubbio le responsabilità delle persone che cita ci sono, alcune gravissime.
Senza quindi negarle, ha mai Hannah anche fatto una riflessione su di sé?
Si è mai chiesta, ad esempio, se anche lei stessa fosse stata sufficientemente capace di capire anche le emozioni e il punto di vista di coloro che meritavano? Che avrebbero potuto, pur con i loro limiti, esserle accanto?
Sembra di no. Sembra che per lo più finisca con il fare di tutta l’erba un fascio; accomunando tutti, buoni e cattivi, in un’unica situazione di impotenza.
Quasi che l’essere capita potesse esserle sembrato una cosa magica, dovuta e unilaterale. Una pretesa, vista così, rimasta allora un po’ troppo infantile e come tale un po’ troppo auto-centrata.
Una pretesa sulla quale riflettere chiedendosi se e in che modo possa appartenere, tante volte, non solo alla protagonista.

Seconda domanda: Hannah è solo responsabile di sé?

Si osserva anche, in Hannah, un pensiero pressoché nullo rivolto alle persone che ama, a partire dai suoi genitori.
Magari si sarebbe tolta la vita lo stesso.
Quanto però ha potuto mettere a fuoco e tenere in considerazione oltre al suo dolore, anche quello, direi inaffrontabile, che avrebbe lasciato dietro di sé? Proprio a partire dai suoi genitori?
Come se non fosse stato mai presente nella sua mente che sì, siamo responsabili di noi stessi e delle decisioni che prendiamo, ma lo siamo anche delle conseguenze su chi amiamo. Quantomeno non possiamo ignorarle.
Anche su questo concetto forse occorrerebbe con i ragazzi fare riflessioni e considerazioni più approfondite.

Insomma sarebbe bello che a partire anche dalla visione di questa serie tv, nelle scuole, nelle famiglie, con gli amici, si scrivesse insieme il testo di questa cassetta mai registrata.
Aiutando i ragazzi a confrontarsi immedesimandosi nei diversi ruoli e personaggi, ad acquisire maggiore consapevolezza di sé e a individuare diverse possibilità di comportamento e di gestione delle situazioni difficili e delle loro conseguenze.
Noi adulti chiedendoci se, con la politica estremizzata propria dell’educazione di questi ultimi decenni, a volte eccediamo nell’agevolare l’espressione dei nostri figli e meno la loro capacità anche di imparare a gestire le emozioni difficili con responsabilità e coraggio.
Se siamo sufficientemente attenti a fare in modo che non si aspettino tutto da fuori. Che, al contrario, ad esempio imparino a diventare più abili a scegliere i compagni di viaggio, e sappiano farne uso.
Avendo in mente sempre e comunque di fare la propria parte.
L’esatto contrario della resa.