View Sidebar

Il primo incontro. E poi?

ll primo incontro

Sono entrato in quella stanza molto scettico. Da tempo mi sentivo depresso. Come potevo mettere in parole sensazioni di una vita? Pensieri confusi affollavano la mia mente. Cosa poteva dirmi un estraneo? E che giudizio si sarebbe fatto di me?
Poi mi sono seduto e ho cominciato a parlare. Mi sono sentito via via al sicuro, non giudicato e sorpreso di me stesso. L’ora è finita velocemente e ho deciso di fissare un altro appuntamento.
Maurizio, 35 anni

Nel primo incontro il clima emotivo è di fondamentale importanza. Quando è possibile percepire fiducia, ascolto attento, assenza di giudizio, generalmente si inizia ad esprimersi.
Se si verifica un buon incontro, si esce con la sensazione di essere sofferenti, ma non matti, né sbagliati o gravemente malati.
Si apre quindi una nuova prospettiva che consente un primo sollievo anche sintomatologico.

Dopo dieci incontri

Ultimo anno di Università: mi blocco negli studi. Credevo che fosse successo qualcosa al mio cervello. Faticavo a prendere sonno, dormivo male e soprattutto mi sentivo sempre meno fiero di me stesso.
Nel corso dei colloqui ho messo a fuoco il filo conduttore del mio blocco: non era solo la scelta degli studi a preoccuparmi, ma, in quel momento, qualsiasi scelta. Stavo diventando adulto e tutto ciò che aveva il sapore di conclusione e di definitezza mi creava ansia.
Quando ho capito questo, le mie paure hanno acquistato un senso e sono riuscito a rimettermi sui libri.
Daniele, 23 anni

Quando nei primi colloqui, si valuta che la crisi è legata in modo prevalente a temi specifici dell’età della persona, il lavoro psicologico si focalizza su di essi. In un arco di tempo medio-breve il terapeuta aiuta a dare significato ai sintomi connettendoli appunto con questi temi. Le emozioni dapprima indecifrabili e dolorose riacquistano un senso e si mettono in moto cambiamenti positivi.
La consultazione psicologica può a questo punto concludersi o aprire nuove domande rispetto alla richiesta iniziale. La persona insieme al terapeuta decide di continuare o meno nel lavoro psicologico.

Da un anno in poi

Avevo 50 anni, una vita piena, un marito affezionato, la professione consolidata, i figli sulla strada dell’autonomia; eppure un senso di inquietudine accompagnava costantemente le mie giornate. Avevo chiuso la porta di casa? Avevo controllato bene il gas prima di uscire?…
Ho deciso di chiedere un parere psicologico e ho iniziato una psicoterapia.
La psicologa, attraverso i ricordi, i sogni, le associazioni che facevo, mi ha aiutato a trovare diversi temi conduttori nella mia vita. Per esempio ho messo meglio a fuoco che per me mantenere il controllo su tutto è da sempre stato indispensabile e anche gratificante. E questo mi ha fatto sottovalutare i costi relativi.
Il controllo mi dava un senso di potenza e di capacità. Ero presente con i figli, competente e precisa al lavoro, una moglie affezionata.
Ma il senso di potenza e di efficacia che sperimentavo, mi impediva al contempo di capire le emozioni che provavo, di ammettere stanchezza e solitudine, di rispondere ai miei bisogni e desideri. Quando finalmente gli impegni e le responsabilità sono diminuiti e ho avuto il tanto desiderato tempo per me, paradossalmente è iniziato il malessere.
Con la psicoterapia mi sono accostata gradualmente ai miei sentimenti, ho avuto modo di capire meglio l’origine e le motivazioni della mia ansietà. Gradualmente è diminuito il bisogno di inibire e di controllare il mio mondo emotivo. Mi sono sentita più libera e meno spaventata.
Elsa, 50 anni

Quando si valuta che la domanda di aiuto apre a temi meno definiti, coinvolgendo aree più ampie della storia della persona, si può rendere necessario un lavoro più lungo e approfondito.
Lo psicologo ricostruisce con la persona le vicende biografiche, esplora conflitti antichi accantonati e le emozioni connesse. Nel lavoro terapeutico emergono sentimenti talvolta difficili e lontani dalla consapevolezza. Poterli rivedere nella terapia consente di meglio pacificarsi con essi e di rimettere in campo nuove energie vitali.