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SDRAIATI? Sì, sotto il peso delle nostre aspettative e incertezze

SDRAIATI? Sì, sotto il peso delle nostre aspettative e incertezze

29 dicembre 2017 11:06

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — 18 dicembre 2017)

Molto bello il romanzo di Michele Serra Gli sdraiati. Non male, a mio parere, la resa filmica. Sulla scena un padre separato, magistralmente interpretato da Claudio Bisio, e il figlio diciassettenne, Tito, più che mai sdraiato fra la casa paterna e quella materna. Simboli entrambi delle difficoltà postmoderne nel rapporto genitori-figli, di cui fatichiamo tutti a prendere le misure.
I due si amano, ma non si incontrano. Fra loro, a segnare la distanza, un mondo vorticosamente cambiato in pochi decenni. Cambiato nei valori, nei bisogni, nell’approccio alla vita e negli strumenti per affrontarla. Un mondo nel quale il film ci mostra, lasciandoci con un velo di amaro in bocca, che se i figli sono sdraiati, perennemente connessi attraverso gli inseparabili smartphone, gli adulti, d’altra parte, navigano in una cronica perdita di certezze e di orientamento, nonché in un costante bisogno di conferme. Padri sempre più incerti quindi, e figli sempre più sdraiati.
In che senso sdraiati, i giovani dell’attuale generazione? In parte davvero per troppa comodità, ma anche, credo, un po’ per estrema difesa. La troppa comodità sicuramente rischia di renderli più inclini al disimpegno, alla demotivazione, ad assumere insomma una posizione più verticale verso la conquista di un loro posto nel mondo.
Penso d’altra parte però che, il mondo adulto privato di certezze educative forti, che naviga a vista come meglio può, senza volerlo, rischi di fare pendere sulla testa dei propri figli, aspettative tanto eccessive quanto incongrue. Quelle aspettative che il padre di Tito ci mostra con amara comicità. Sono stato troppo autoritario, troppo tenero, devo lasciare perdere, lo devo abbracciare, lo devo prendere a sberle? Non mi parla perché non gli piaccio, ho sbagliato tutto con lui? Tanto il bisogno di trovare conferme nel figlio che arriviamo alla comica e surreale scena in cui chiede a Tito, dopo la recente morte del nonno, di dormire nel lettone con lui. Scena comica, sicuramente estrema, ma sicuramente non priva di una sua verità. Un bel peso quindi, quello di rassicurare i propri genitori, sulle spalle di Tito e forse, in modo più o meno esteso, di molti dei suoi coetanei.
Eccesso di comodità quindi da una parte, aspettative incongrue dall’altra, rischiano di aumentare cronicamente la posizione orizzontale dei nostri ragazzi: sdraiati non solo per eccesso di comfort, ma anche per legittima difesa.
Avvolti in una coltre di indifferenza e di demotivazione che scoraggerebbe chiunque, talvolta i nostri figli allora, usano questa coltre come potente arma per sgusciare via. Per rendersi invisibili, “non pervenuti” a uno sguardo del mondo adulto, che rischia di diventare, spesso senza volerlo e senza saperlo, troppo pieno di attese. Di attese di conferma e di orientamento. Cosa coglie, ad esempio, il padre, nell’ostinato silenzio di Tito? Quasi ossessivamente, l’evidente prova del suo fallimento di padre. E se semplicemente Tito nel suo sottrarsi, nel suo tacere, esprimesse il legittimo bisogno di misurarsi in uno spazio un po’ più vuoto, di capire come se la cava anche da solo?

Oggi chiediamo ai nostri figli davvero troppo da un lato e davvero troppo poco dall’altro. Un paradosso che sicuramente aumenta a dismisura la posizione sdraiata.
Troppo quando rischiamo di perdere la necessaria distanza di visione fra noi e loro: quando i loro successi e insuccessi, in generale il loro muoversi nel mondo, diventano la cartina tornasole del nostro stesso successo o fallimento di genitori.
Al contrario, chiediamo loro davvero troppo poco. Rischiamo di mantenerli in una cronica posizione infantile, perché spesso ci sostituiamo a sproposito, non pretendiamo da loro con forza, non cento cose, ma qualcuna che ci sembra davvero importante. Come si farebbe con qualsiasi essere umano non più in fasce.
Solo a titolo di esempio, una scena del film: perché, al termine dei diversi party di Tito con gli amici, succede che sia suo padre, impotente e sfiduciato, a riassettare bicchieri e piatti ovunque rimasti sparpagliati per casa?