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Ragazze stuprate: l’educazione può avere un ruolo?

Ragazze stuprate: l’educazione può avere un ruolo?

31 Dicembre 2018 11:42

(di Silvia Lo Vetere — www.silvialovetere.it)

Scorrendo la cronaca di questi giorni, l’ennesima tragica notizia: a Treviso una ragazza di 21 anni stuprata in un sottopasso della stazione. Un dramma che si ripete testimoniato anche nelle agghiaccianti statistiche. Impotenti e sconvolti di fronte a questi avvenimenti sorge ineludibile la domanda: possiamo fare qualcosa come adulti, come genitori?

Contro sfortuna, tragica fatalità, purtroppo nulla, come in molti fatti brutti della vita. Possiamo però, in una visione preventiva, non smettere mai di interrogarci su come educare al meglio i nostri figli sul tema, soprattutto le nostre figlie. Dare loro strumenti e supporto a conquista del mondo, ma facendo crescere in loro anche la capacità di intercettarne gli aspetti insani, imparare a tenerne conto e quindi ad auto proteggersi per quanto in loro e in nostro potere.

L’educazione, come genitori, è l’unica arma che abbiamo. Sicuramente parziale, affatto risolutiva, ma in più di una circostanza, preziosa. E oggi, in una società progredita, dove giustamente alleviamo maschi e femmine allo stesso modo, una figlia femmina deve imparare a tenere conto di un’oggettiva differenza sulla realtà delle violenze sessuali, rispetto a un coetaneo maschio.

Cosa, di più naturale nella domanda di una figlia che ci dice: perché mai una ragazza dopo una certa ora, dovrebbe farsi accompagnare a casa e un ragazzo no? Ineccepibile domanda in un mondo ideale. Meno in quello reale. Indubbiamente anche un ragazzo da parte di menti malate, alterate o eccitate dal gruppo e dall’alcool, può subire traumi legati ad atti violenti. Essere derubato ad esempio, picchiato. Molto meno facilmente diventa preda sessuale.

Piaccia o no, questa differenza esiste e bisogna tenerne conto, trarne le conseguenze. Anche nei messaggi educativi che devono essere il più chiari e precoci possibili. In quei NO, che oggi osserviamo talvolta troppo deboli o troppo tardivi. Quei NO che ogni genitore di buon senso sicuramente non manca di dare, ma oggi forse in modo meno autorevole e costante. Magari perché talvolta i NO sono troppi e annacquano la loro credibilità, altre volte poco lavorati nel tempo, o resi scarsi oggetti di conseguenze pensate e mantenute, se trasgrediti.

NON DARE CONFIDENZA AGLI ESTRANEI

Ci siano conosciuto al bar. Erano carini e gentili quei ragazzi. Si sono offerti di accompagnarci a casa. Perché no?

Giustamente si dice a ogni bambino sin dalle elementari: non accettare la caramella dagli sconosciuti, non dare confidenza. E in effetti è più precocemente possibile che un bambino deve sviluppare anche il senso del pericolo, fare propria la necessità di non dare confidenza a chi non conosce. Insomma, imparare ad auto proteggersi. Un processo che deve avanzare fino a crescita compiuta.

Dalla preadolescenza indubbiamente le cose si complicano: il senso di invulnerabilità proprio dell’età, la sopravvalutazione delle proprie capacità di valutazione, possono portare più facilmente a sfide e a superficialità fatali.

Non possiamo certo per questo diventare ansiosi detective dei nostri figli. Seguirli e controllarli in ogni loro azione. Essere certi però di spendere il tempo necessario, mai una volta per tutte, ma nel tempo, per confrontarsi con loro, questo sì. Magari proprio a partire dal commento ai fatti di cronaca; chiedendo loro cosa avrebbero fatto in circostanze del genere; ragionare sul comportamento di un’amica che colpisce e simili.

Come altrettanto certi dobbiamo essere che i nostri NO siano prima pensati, quindi messi in campo con fermezza. Così come pensate le eventuali restrizioni nel caso siano trasgrediti o presi troppo superficialmente.

L’ORARIO DI RIENTRO

Ha insistito fino allo sfinimento, le parole di una mamma di una 14enne in vacanza, parte di un gruppo di amici adolescenti, di età un po’ diverse. Gli amici, possono stare ai giardinetti, anche oltre la mezzanotte. Perché io no?

Stabilire un orario che sentiamo congruo all’età, e mantenerlo è molto importante. La gradualità delle concessioni va spiegata come tale: una quattordicenne ha una valutazione delle circostanze meno realista di una diciassettenne o di un ventenne, quindi il limite orario va modulato diversamente. Piaccia o no.

Essere graduali nel concedere lo spostamento delle lancette in avanti, protegge nostro figlio innanzitutto, ma anche ci offre una prospettiva di osservazione preziosa di quanto prende sul serio la regola: rispetta quel limite che gli abbiamo dato anche se non contento? Se lo trasgredisce lo fa in modo grave e ripetuto? Nel caso ci chiama?

Le risposte a domande come queste, ci aiutano allora ad avere il polso di quanto un figlio sia in grado di accettare un limite e una guida, quanto senta di avere una responsabilità oltre che su sé stesso, anche verso chi gli vuole bene, quanto mostra un atteggiamento consapevole o superficiale su quanto per noi è imprescindibile. Osservazioni che ci orientano sul da farsi. Se e quando allargare le maglie o piuttosto limitare le libertà concesse fino a nuova prova.

IN UN LUOGO NON CONOSCIUTO O CON POCA GENTE SI STA IN GRUPPO

Spesso sono quei cento metri fatti da soli in cui accadono i fatti più gravi.

Quante volte ho detto a mia figlia quindicenne che in luoghi poco conosciuti o affollati, soprattutto in ora serale, bisogna non lasciare il gruppo di amici con cui si è. O aspettare e accertarsi che passino persone. Lei ne fa una questione personale: credi che sia così stupida nelle valutazioni? Se mi allontano so ciò che faccio.

Va spiegato molto bene che le condizioni di potenziale pericolo sarebbero le stesse anche per l’adulto più sensato ed intelligente del pianeta. Non sono in questione la capacità o la prontezza personali. Spesso i ragazzi fanno confusione su questo punto.

DOPO UNA CERTA ORA NON SI TORNA A CASA DA SOLI, SOPRATTUTTO LE RAGAZZE

Ogni volta che dico a mia figlia Elena, sedici anni, che se fa tardi deve essere accompagnata dal suo ragazzo al portone, salta su con veemenza o mi prende in giro. Sei dell’età della pietra. Oppure: ci mancherebbe che una ragazza debba essere più limitata di un ragazzo.

In epoca di parità spesso le ragazze sentono questo come una sorta di affronto poco tollerabile; o un residuo di antico romanticismo sul quale sorridere. Hanno anche ragione a sentirsi offese, ma la realtà è un’altra.

In un mondo ideale non dovrebbe certo esser così. Nel mondo reale, però, le conseguenze – bisogna aiutare una figlia a focalizzare molto bene – possono essere drammatiche, e a subirle non è il mondo ma lei stessa. Aiutarla inoltre a capire che si diventa davvero forti, non quando si fa gli indipendenti mettendosi a rischio: piuttosto quando, in questa come in tutte le cose della vita, si impara a fare i conti con la realtà non facendosene sopraffare. Piuttosto imparando a gestirla, e quando necessario imparando a proteggersene.

Questi solo alcuni dei NO possibili.

Sono contenuti che certamente, ogni genitore di buon senso, non manca mai di trasmettere. Forse talvolta, soprattutto oggi, sono la perseveranza, la convinzione, l’autorevolezza ad essere più deboli. L’idea di un lavoro di confronto, di verifica che continua nel tempo. Non certo nella direzione di diventare ansiosi e troppo controllanti mettendoci a seguire ogni mossa di nostro figlio. Sarebbe inutile e dannoso.

Sicuramente, però, attenti a cogliere ogni occasione dialogo, per esempio osservare il comportamento, i commenti che i nostri figli fanno degli amici e delle amiche, e quindi come recepiscono quello che per noi è molto serio. Certo non proteggiamo così un figlio in tutto. Da quello che non possiamo, come esseri umani, controllare e prevenire, anche se lo vorremmo con tutti noi stessi.

Però forse abbiamo più probabilità che proprio quando nostra figlio/a stanno decidendo di tornare a casa soli, magari non del tutto sobri, a notte fonda, o stiano decidendo di fare quella via isolata che tanto è molto corta, o altro ancora, la nostra voce sia diventata la loro. Che quindi un pensiero dentro di sé li fermi e li faccia riflettere.

È poco. Spesso può fare la differenza.