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Non siamo Nonna Papera, né matriarche. Invecchiamo, e abbiamo (ancora) sex-appeal

Non siamo Nonna Papera, né matriarche. Invecchiamo, e abbiamo (ancora) sex-appeal

26 novembre 2017 13:34

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — 2 novembre 2017)

Interessante, si dice di un uomo il cui viso comincia ad essere solcato dalle rughe.
Appassita, di una donna all’apparire dei primi capelli bianchi.
In che senso appassita? Sostanzialmente il termine allude alla messa fuori gioco di una donna non più giovane sul piano della femminilità seduttiva. Uomini e donne quindi, che su molteplici fronti hanno ormai raggiunto la parità, di fronte al proprio corpo che invecchia, hanno prospettive ben differenti: gli uomini sanno che la maturità può regalare loro una certa quota di fascino ancora spendibile. Le donne molto meno.
Apprezzate magari come nonne, come professioniste, come persone socialmente impegnate, ben più raramente le donne che entrano nella maturità degli anni sentono possibile essere viste ancora come seducenti e attraenti qualora lo desiderino. Per questo la ruga rischia di rappresentare, per una donna, una minaccia alla propria autostima molto più intensa in confronto a un coetaneo maschio.
Intendiamoci: invecchiare non è mai stato facile per nessuno, uomini e donne. Le donne attuali però rischiano di scontrarsi con secoli di storia che hanno profondamente disegnato nelle mente di tutti noi una certa immagine di femminilità matura e dei segni fisici che la caratterizzano. Un’ immagine che, al di là di ogni razionale convincimento, in buona parte permane.
Quindi, se il capello bianco di un uomo può più facilmente associarsi a un fascino maturo, in una donna da sempre i segni fisici della maturità hanno tracciato un passaggio di condizione: quello della dimissione dagli aspetti seduttivi della femminilità come cosa naturale e attesa, e l’insediamento pressoché totalizzante in una femminilità sostanzialmente di stampo materno. Nella accezione più antica nel ruolo di matriarca, la grande madre per eccellenza. Della donna quindi che proprio in virtù del suo capello bianco diventava la saggia anziana. Quella cui sarebbe spettato da ora in poi il compito di tutela, di cura e di trasmissione del sapere femminile alle nuove generazioni.
Nell’accezione più vicina ai giorni nostri, nel ruolo di cura e di accudimento non più rivolto ai figli cresciuti, ma per esempio ai genitori invecchiati e al marito stesso. O nel ruolo molto diffuso di nonna affettiva. Come non ricordare in proposito la mitica Nonna Papera dei fumetti, quella dedita agli amatissimi nipoti Qui, Quo, Qua? La nonna dotata di dolci e di scialletto, di pazienza e di saggezza.
Insomma: due ruoli, quello della matriarca e quello di Nonna Papera, autorevoli e più che mai valorizzabili. Altrettanto sicuramente, però, entrambi quanto di più lontano da una femminilità seduttiva ancora in campo. Ancora oggi il nesso fra il capello bianco di una donna e il suo insediamento in ruoli in cui l’aspetto materno della femminile prende la regia, rimane molto forte. Sembra sua madre non a caso si sente o spesso si pensa istintivamente di una donna non più giovane vicino al marito coetaneo, piuttosto che semplicemente alla sua compagna.

Se le donne delle generazioni passate, potevano sentire tutto questo come più in sintonia con un destino che sentivano proprio, che ne è delle donne che invecchiano oggi? Come si conciliano la Matriarca o Nonna Papera con l’attuale sessantenne? Quella sessantenne che uscita dalle trasformazioni radicali degli Anni Settanta non si vede più, ad esempio, solo come nonna? Quella sessantenne che, se ha la fortuna della salute, ha ancora tanto tempo davanti a sé da vivere e da progettare? Che grazie ai progressi della medicina cura la sua salute, la sua estetica e il suo benessere?
Insomma: come si conciliano i ruoli della tradizione con una donna che in età matura sempre più può sentirsi ancora in gioco su diversi piani? Quindi, non sempre, ma con crescente frequenza, anche sul piano delle relazioni affettivo- sentimentali-erotiche?
Di fronte a questi complessi interrogativi, alla strada ampiamente tracciata nel tempo per uomini, certamente non ne corrisponde un’altra già percorsa per le donne.
Qualcosa però è già iniziato. Grazie alla diffusione mediatica, immagini diverse di femminilità matura incominciano ad aprire il varco. Non solo Clint Eastwood vediamo troneggiare sulla scena con il suo indiscusso fascino senza tempo. In settori diversi, cominciano a trovarsi nuovissime figure femminili in età matura, dal fascino indiscusso.
Madame Macron nella politica, tanto per citarne una. Splendida sessantenne, sposata inoltre con un uomo notevolmente più giovane di lei. Meryl Streep nel campo dello spettacolo, naturale nelle sue forme curate di ormai settantenne, avvolta dall’unanime riconoscimento di un sex appeal affatto sopito. Mentre nelle passerelle di moda la donna matura ben tenuta, ma non artefatta, comincia a farsi strada. Tanto altri esempi si potrebbero fare. Eccezioni? Forse sì per ora. Fari però in una strada nuova che ha già iniziato a delinearsi.
Esserne consapevoli aiuta. Aiuta ogni donna che invecchia, a partire proprio da sé, nel potersi immaginare, se è questo che sente, anche in modo diverso. A pensare al proprio capello bianco non solo come al segno inequivocabile di un destino tradizionale prestabilito, quando questo non le appartiene o non le basta più da solo. Pensare alle proprie rughe come a segni di una vita vissuta, proprio in virtù della quale, come accade per un uomo, potere spendere ancora una passionalità diversa dalla giovinezza, ma non sopita. Crederci, è un grande contributo che ogni donna può dare a una trasformazione culturale che è appena iniziata e che con il consueto coraggio tutto femminile, ha già iniziato a percorrere.