View Sidebar

DEPRESSIONE

Marta, 65 anni

Marta, da poco in pensione, lamenta una difficoltà crescente ad avere relazioni sociali significative e gratificanti. Ha la sensazione di dovere sempre essere lei a cercare gli altri e che le persone passino il tempo in sua compagnia per educazione. In realtà teme di annoiarle, di non apparire interessante ai loro occhi e di avere ben poco da raccontare della sua vita.

Ha un figlio di 35 anni che si è sposato di recente e che fino a poco tempo prima tornava saltuariamente a vivere con lei nei momenti di difficoltà economica. Il marito, da cui è separata, vent’anni fa l’ha lasciata per un’altra donna.

Da qualche tempo le vengono idee di sfiducia e non riesce a dare un senso alla sua vita. Avverte dolore e una grande tristezza. L’autonomizzazione del figlio, divenuta stabile, il recente pensionamento, hanno fatto emergere un vuoto dentro di lei. Ha cominciato a sentirsi poco utile. Per la prima volta le sue energie non sono occupate ad aiutare un altro e Marta si sente sperduta e svuotata.

Marta colpisce da subito per la percezione che ha di sé. Percezione che all’occhio esterno risulta incongruente. È infatti una bella donna, anche se un po’ trascurata, ama la lettura, è stata una brava insegnante, ha un figlio affezionato e una cerchia di amici di vecchia data. L’immagine che ha di sé è invece negativa e svalutata. Cosa che le rende difficile la messa a fuoco delle evidenti qualità, a cui sembra non dare alcun peso.

È su questo punto che ha inizio il lavoro psicologico, che la porterà nel tempo a un bilancio più equilibrato e positivo di sé e quindi a reinvestire energie nella vita.