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Articoli

“Indivisibili”: un commento al film

“Indivisibili”: un commento al film

Di Silvia Lo Vetere

(Serata cineforum TEMPI MODERNI, Casa della Psicologia, organizzato da O.P.L., 1 marzo 2019)

Bellissimo film di Edoardo De Angelis: drammatico, commovente e infine, diciamo, a lieto fine. Un film che si presta a molteplici letture. Anche in virtù del fatto che è ambientato a Castelvolturno, in un contesto così estremo di degrado, di squallore, di sfruttamento, da suscitare un interesse oltre che psicologico, quasi antropologico. In un contesto dove le straordinarie protagoniste, Viola e Dasy, nate attaccate per il bacino, ora diciottenni, lottano per diventare due individualità separate.

Le riflessioni che qui seguono, riguardano per l’appunto la crescita. In particolare, come i temi della crescita si declinano in questa sorta di favola drammatico-grottesca. Nella quale però possiamo ritrovare talvolta anche ostacoli simili in storie vere, particolarmente sfortunate. Laddove i contesti familiare e sociale rendono particolarmente difficili e rischiosi i percorsi interni e reali di accesso a una individualità adulta capace di prendere posto nel mondo.

Come accade sempre, anche nella storia delle due protagoniste Viola e Dasy, è il desiderio a sollecitare la spinta alla crescita. (…)

10 Marzo 2019Leggi
Ragazze stuprate: l’educazione può avere un ruolo?

Ragazze stuprate: l’educazione può avere un ruolo?

(di Silvia Lo Vetere – www.silvialovetere.it)

Scorrendo la cronaca di questi giorni, l’ennesima tragica notizia: a Treviso una ragazza di 21 anni stuprata in un sottopasso della stazione. Un dramma che si ripete testimoniato anche nelle agghiaccianti statistiche. Impotenti e sconvolti di fronte a questi avvenimenti sorge ineludibile la domanda: possiamo fare qualcosa come adulti, come genitori?

Contro sfortuna, tragica fatalità, purtroppo nulla, come in molti fatti brutti della vita. Possiamo però, in una visione preventiva, non smettere mai di interrogarci su come educare al meglio i nostri figli sul tema, soprattutto le nostre figlie. Dare loro strumenti e supporto a conquista del mondo, ma facendo crescere in loro anche la capacità di intercettarne gli aspetti insani, imparare a tenerne conto e quindi ad auto proteggersi per quanto in loro e in nostro potere.

L’educazione, come genitori, è l’unica arma che abbiamo. Sicuramente parziale, affatto risolutiva, ma in più di una circostanza, preziosa. E oggi, in una società progredita, dove giustamente alleviamo maschi e femmine allo stesso modo, una figlia femmina deve imparare a tenere conto di un’oggettiva differenza sulla realtà delle violenze sessuali, rispetto a un coetaneo maschio.

Cosa, di più naturale nella domanda di una figlia che ci dice: perché mai una ragazza dopo una certa ora, dovrebbe farsi accompagnare a casa e un ragazzo no? (…)

31 Dicembre 2018Leggi
La fatica dei genitori nella società dei tempi convulsi e veloci

La fatica dei genitori nella società dei tempi convulsi e veloci

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — giugno 2018)

Un’altra tragica notizia si ripete, questa volta a Pisa: una bimba di un anno muore di ipertermia, dimenticata dal papà sul seggiolino dell’auto nel parcheggio dell’azienda.
Una tragedia che ci lascia privi di parole.
Una tragedia non isolata però. Le statistiche negli Stati Uniti ci dicono che sono morti negli ultimi venti anni circa 37 bambini ogni anno dimenticati sul seggiolino.
Una tragedia dal copione per lo più sempre uguale: madre o padre si recano al lavoro e dimenticano il figlio sul seggiolino dell’auto, accorgendosene qualche ora dopo, quando spesso più nulla purtroppo rimane da fare.
Sicuramente un dramma che avviene in condizioni particolari di grave stress, allargato e reiterato. Che anche però, al contrario, avviene in uno scenario di vita non così lontano da quello di tutti noi. Da quel quotidiano di impegni, di incastri, di responsabilità, di ruoli in cui qualunque genitore oggi può riconoscersi.
Tappa all’asilo, tappa al lavoro: uno stato delle mente di continua pianificazione sotto il mandato collettivo imperante di essere sempre prestanti, perfetti, efficienti su tutto.
Una condizione quindi, spesso di cronico sovraffaticamento di ogni genitore nella società delle prestazioni e dei tempi convulsi e veloci.
Da sola non capace certo di spiegare una tragedia che ci lascia privi di parole, ma sicuramente una condizione strutturale della mente e di impegni concreti, di significativo stress. Forse troppo sottovalutato e non sufficientemente messo a fuoco.
Proprio su questa condizione, qualche riflessione. (…)

25 Giugno 2018Leggi
Ma gli adulti educano ancora?

Ma gli adulti educano ancora?

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — 15 marzo 2018)

Di poco tempo fa la notizia sconcertante: uno studente di 17 anni della provincia di Caserta colpisce la sua insegnante. Alla base del gesto una nota disciplinare, considerata dall’allievo ingiusta. A seguire, in quest’ultimo periodo, casi simili. Certamente situazioni eccezionali, estreme e presumibilmente con problematiche complesse e specifiche. Punte anche di un iceberg però di un disagio più diffuso che richiede, in modo pressante, anche una rivisitazione collettiva del ruolo educativo di noi adulti. Cosa non va nei sistemi educativi degli ultimi decenni? Qualcosa davvero non va. Gli epocali rivolgimenti che hanno visto protagonisti gli anni Settanta del secolo scorso, hanno avuto l’indiscusso merito di averci affrancato da un tipo di educazione troppo repressiva e in parte mortificante dell’individualità.
Oggi però osserviamo il rischio di una pericolosa deriva di segno opposto. (…)

11 Aprile 2018Leggi
SDRAIATI? Sì, sotto il peso delle nostre aspettative e incertezze

SDRAIATI? Sì, sotto il peso delle nostre aspettative e incertezze

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — 18 dicembre 2017)

Molto bello il romanzo di Michele Serra Gli sdraiati. Non male, a mio parere, la resa filmica. Sulla scena un padre separato, magistralmente interpretato da Claudio Bisio, e il figlio diciassettenne, Tito, più che mai sdraiato fra la casa paterna e quella materna. Simboli entrambi delle difficoltà postmoderne nel rapporto genitori-figli, di cui fatichiamo tutti a prendere le misure.
I due si amano, ma non si incontrano. Fra loro, a segnare la distanza, un mondo vorticosamente cambiato in pochi decenni. Cambiato nei valori, nei bisogni, nell’approccio alla vita e negli strumenti per affrontarla. Un mondo nel quale il film ci mostra, lasciandoci con un velo di amaro in bocca, che se i figli sono sdraiati, perennemente connessi attraverso gli inseparabili smartphone, gli adulti, d’altra parte, navigano in una cronica perdita di certezze e di orientamento, nonché in un costante bisogno di conferme. Padri sempre più incerti quindi, e figli sempre più sdraiati.
In che senso sdraiati, i giovani dell’attuale generazione? (…)

29 Dicembre 2017Leggi
Non siamo Nonna Papera, né matriarche. Invecchiamo, e abbiamo (ancora) sex-appeal

Non siamo Nonna Papera, né matriarche. Invecchiamo, e abbiamo (ancora) sex-appeal

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — 2 novembre 2017)

Interessante, si dice di un uomo il cui viso comincia ad essere solcato dalle rughe.
Appassita, di una donna all’apparire dei primi capelli bianchi.
In che senso appassita? Sostanzialmente il termine allude alla messa fuori gioco di una donna non più giovane sul piano della femminilità seduttiva. Uomini e donne quindi, che su molteplici fronti hanno ormai raggiunto la parità, di fronte al proprio corpo che invecchia, hanno prospettive ben differenti: gli uomini sanno che la maturità può regalare loro una certa quota di fascino ancora spendibile. Le donne molto meno.
Apprezzate magari come nonne, come professioniste, come persone socialmente impegnate, ben più raramente le donne che entrano nella maturità degli anni sentono possibile essere viste ancora come seducenti e attraenti qualora lo desiderino. Per questo la ruga rischia di rappresentare, per una donna, una minaccia alla propria autostima molto più intensa in confronto a un coetaneo maschio.
Intendiamoci: invecchiare non è mai stato facile per nessuno, uomini e donne. Le donne attuali però rischiano di scontrarsi con secoli di storia che hanno profondamente disegnato nelle mente di tutti noi una certa immagine di femminilità matura e dei segni fisici che la caratterizzano. Un’ immagine che, al di là di ogni razionale convincimento, in buona parte permane. (…)

26 Novembre 2017Leggi
Non di app hanno bisogno le madri, ma di essere meno sole

Non di app hanno bisogno le madri, ma di essere meno sole

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — 10 giugno 2017)

Un bambino di 18 mesi muore, dopo essere stato dimenticato sul seggiolino in macchina dalla mamma. Non è il primo drammatico caso, questo di Arezzo, apparso nelle cronache recenti.
Come è possibile che a una madre amorevole e attenta accada questo?
Non mi addentro nello specifico della situazione perché non conosco le persone e la loro storia.
Posso solo augurare con tutto il cuore a quella mamma e a tutta la famiglia di avere attorno persone valide con le quali nel tempo fare i conti in qualche modo con un trauma e una tragedia senza parole.
I fatti di Arezzo però ci riportano con forza a molti dei temi cruciali e complessi di una donna che oggi, nel nostro attuale contesto sociale, diventa mamma.
Temi che non di rado contribuiscono in modo importante a creare un sovraccarico di attese, di emozioni, di impegni, nell’esperienza materna, capaci di produrre significativo malessere. Talvolta anche veri e propri cortocircuiti mentali.

Spesso una donna oggi decide fra mille domande, per lo più nel pieno della sua carriera professionale, conquistata con sacrificio e passione, di volere un figlio. (…)

21 Giugno 2017Leggi
Un fiore, un grazie e un’emozione che dura poco: cosa non torna della festa della mamma

Un fiore, un grazie e un’emozione che dura poco: cosa non torna della festa della mamma

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — 14 maggio 2017)

La festa della mamma, ripresa in Italia nei tardi anni cinquanta, rendeva onore a una madre, oggi divenuta sempre più rara: la mamma angelo del focolare.
Quella mamma ritratta nei numerosi pensierini dei bimbi di quella generazione, oggi per lo più loro stessi genitori: prometto di essere buono, so che ti sacrifichi per me, scusa se ti faccio soffrire quando disobbedisco, il tuo sorriso è come quello di un angelo. Solo alcune fra le parole ricorrenti.
Parole rivolte a una mamma che si sapeva salda al centro del focolare domestico, guida e tutrice degli affetti e dei comportamenti da tenere nella vita.
Parole che giustamente la ringraziano e che le rendono onore, per la sua dedizione alla famiglia. Che si ripromettono di non deluderla, cercando di mantenere fede ai suoi insegnamenti che tracciano la via della crescita. Parole che esprimono il pentimento quando, nelle piccole occasioni, la promessa non è stata pienamente mantenuta, e la sincera promessa di rimediare.

Quante cose sono cambiate in pochi anni, ma la festa della mamma ha resistito. Ogni maggio di ogni anno la mamma torna a essere festeggiata.
La mamma di oggi si sente però davvero onorata? Si sente davvero riconosciuta dalla società che le prepara ogni maggio rose e bellissime parole? (…)

20 Giugno 2017Leggi
Tredici: la nuova serie di Netflix che spopola fra i teenagers

Tredici: la nuova serie di Netflix che spopola fra i teenagers

di Silvia Lo Vetere (dal blog Corriere della Sera : La Ventisettesima Ora — 29 maggio 2017)

La recente serie televisiva di Netflix, 13 Reasons Why, sta avendo molto successo fra gli adolescenti. Trovo non sia dal punto di vista della realizzazione filmica un gran che, a volte forse arriva anche ad essere un po’ noiosa.
Ha il grande pregio però di trattare un tema così difficile e angosciante come quello del suicidio di un’adolescente, ma non solo. Affronta anche quelli del cyberbullismo, della violenza sessuale, di relazioni difficili fra coetanei. Insomma un buon punto di partenza, a mio avviso, per discutere, adulti e ragazzi, immedesimandoci nelle situazioni e nei personaggi. Chiedendoci cosa avremmo, pensato, sentito e fatto al posto loro.

Hannah Baker è un’adolescente di 17 anni, come tante altre; intelligente, carina, alle prese come tutti i coetanei, con i turbamenti e le domande di un’età anche affascinante, ma non sempre facile.
Arriva al suo primo appuntamento amoroso, piena di emozione e di attese. Lì, nel piccolo parco giochi, il ragazzo le scatta con il cellulare una foto, mentre scende dallo scivolo. In quello scatto, non sarà però solo la sua gioia a rimanere impressa, ma anche il suo slip.
Poco dopo la foto è in rete. (…)

19 Giugno 2017Leggi
Signora vuole sedersi?

Signora vuole sedersi?

La prima volta di quella domanda: una doccia fredda

di Silvia Lo Vetere (da Psy Eventi — maggio 2017)

Sì, fu proprio lì. Ero in piedi nel vagone della metropolitana quando una voce fresca e gentile mi distolse dai miei pensieri: Signora vuole sedersi?
Un coacervo di sensazioni allo stomaco: certo non potevo che essere contenta di fronte a quella giovane ragazza in attesa di risposta. Quante volte avevo criticato la maleducazione giovanile, l’assenza di rispetto e quant’altro. Oggi la mia missione educativa di adulto aveva avuto successo.
Però che impertinenza: come osava chiedere a me una simile cosa? Ci vedeva bene quella ragazzina?
Mi ritrovai seduta e con un sorriso abbozzato. Esattamente all’altezza del ventre di quella giovane donna: mamma mia, tutto stava perfettamente su, ogni forma sembrava rivolgersi al cielo. Mentre io sentivo, di fronte a lei, tutto di me diretto al basso, morale compreso. È successo anche a me: sto invecchiando!

Sì, spesso accade così: mentre dentro noi ci sentiamo sempre gli stessi, lo sguardo degli altri ci porta a una dimensione più realistica. Allora i primi cambiamenti del corpo, qualche capello bianco, l’appesantirsi delle linee, ci appaiono nella loro cruda realtà e ci mettono di fronte a un’immagine in parte nuova di noi. Quella inesorabilmente diretta verso la vecchiaia, anche se magari ancora non vicinissima. (…)