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ATTACCHI DI PANICO

Luigi, 55 anni

Luigi è un affermato professionista, formatore aziendale, ma in seguito al recente fallimento della azienda per la quale lavorava è rimasto senza lavoro. Pur non avendo nell’immediato gravi preoccupazioni economiche, la disoccupazione lo porta a pesanti sentimenti di vergogna, di umiliazione, e a visualizzare foschi scenari futuri, che lo fanno sentire molto a disagio.

Una sera, mentre è diretto al consueto appuntamento in palestra, comincia a sentire un malessere fisico: il battito cardiaco accelera, le mani e il viso sudano, la gola si stringe. Un forte dolore gli pervade il petto e, mentre un passante gli presta soccorso, pensa di stare sicuramente per morire. Portato al pronto soccorso e visitato, gli danno dei tranquillanti e gli diagnosticano un attacco di panico.

Luigi appare come una persona solida e risoluta, abituata a prendere responsabilità e decisioni anche difficili nella sua vita sia privata, sia professionale. Le questioni emotive sono sempre state affrontate da lui con forza di volontà e strategie pratiche come fare jogging, avere degli hobby e una disciplina sportiva costante.

È però la prima volta in cui gli capita di sentirsi messo pesantemente all’angolo per volontà altrui, di sentirsi impotente di fronte alla responsabilità verso di sé e verso la famiglia. Soprattutto sente venire meno la lucidità mentale che l’ha sempre sostenuto nell’affrontare in modo strategico e vincente anche situazioni complesse.

L’attacco di panico sembra esprimere il terrore di fronte a questa nuova posizione oggettivamente difficile, ma da lui amplificata. Luigi non tollera di non avere completamente sotto controllo le emozioni, come di consueto succedeva di fronte a eventi difficili. È molto spaventato dal venire meno delle abituali strategie razionali che gli consentivano di trovare soluzioni concrete.